Roma, 1° luglio 2009 - Presidente, Onorevoli colleghi.
Ringrazio a nome di tutto il Pdl il ministro delle infrastrutture per l’esauriente, approfondita relazione sui tragici fatti di Viareggio.
Il rischio di apparire retorica, oggi, non mi spaventa. Anzi, è un rischio che corro volentieri, per esprimere con compiutezza quello che ho provato, e che provo tuttora, nel vedere la mia città in ginocchio, mortificata da un secondo maledetto, da una di quelle falle tecniche che solo un’arrogante pretesa di controllo può immaginare di eliminare dal nostro orizzonte storico. C’è un orrore che raccontano le immagini che ho visto ieri nella mia città, che nessuno scorcio televisivo, nessun resoconto giornalistico possono consegnare. Le case squarciate e annerite e all’interno la vita cancellata nell’assurdo di un ordine rimasto di quotidianità; il silenzio, l’odore di bruciato, l’oppressione del grigio del fumo e della cenere.
Lo faccio non come un gesto necessario e dovuto, non come un obbligo formale, ma come un atto immediato e istintivo, l’unico che in questo momento so avere verso chi non c’è più e verso chi porterà per sempre con sé il ricordo di questa tragedia: a nome del mio partito e, sone certa, di tutto il Parlamento, esprimo la più totale solidarietà e vicinanza ai familiari delle vittime, a chi ha perso affetti, amori, pezzi della propria vita in un caotico dramma dove la fatalità si mescola alla necessaria ricerca di eventuali responsabilità.
Ho visto la città avvolta in un dolore incredulo e l’ho vista come se fossi nata a L’Aquila e non nella mia Viareggio. Ed è in questo filo di dolore che lega il dramma abruzzese alla tragedia di Viareggio, che si svela quella straordinaria reazione di solidarietà ed efficienza e con essa il vero senso della nostra appartenenza comune.
Quella di cui parlo e che cerco non è la Retorica del pianto e della pietas religiosa, anche se così pertinente di fronte a drammi come questo; mi riferisco piuttosto alla Retorica che ruota attorno a ciò che noi chiamiamo senso dello STATO, concetto svalutato e incompreso nella moderna crisi di una politica spesso relegata a stereotipi e a contenuti vuoti. Intendo qui ringraziare coloro che hanno dimostrato coi fatti, dall’Abruzzo alla Toscana, la presenza efficace e forte di questo nostro Stato. Un solo esempio: appena due ore dopo il deragliamento del treno merci nel cuore di Viareggio e nel cuore della notte, già trecento vigili del fuoco provenienti da varie province della Toscana, erano al lavoro tutti insieme nelle operazioni di soccorso. Con loro Carabinieri, Polizia, Protezione Civile, volontari, tutte le Istituzioni locali (dalla Provincia di Lucca, alla Regione Toscana, ai sindaci dei comuni vicini) hanno saputo dare concreto seguito a quel sentimento di comunità nazionale raccordando una rete di aiuti e collaborazione concreta attorno al lavoro encomiabile del sindaco di Viareggio Luca Lunardini e dei suoi collaboratori. A questo si aggiunga la prontezza con cui il Governo ha risposto attraverso la presenza immediata sul terreno dei suoi massimi rappresentanti (dal Presidente del Consiglio ai ministri competenti).
Questo significa vivere in un Paese civile. Un Paese che non abbandona i propri cittadini in nessuna circostanza, poiché capace di formare e mettere in moto organizzazioni d’ordine e di soccorso tra le più ammirate a livello internazionale e modificare le relative priorità economiche, garantendo nel dramma dello “stato di emergenza”, equità e giustizia sociale. L’impegno che già ieri, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ha pubblicamente preso, di decretare nel prossimo Consiglio dei Ministri lo “stato di emergenza” e di fornire le risorse economiche necessarie per la ricostruzione completa delle case distrutte, dimostra tutto questo.
Un Paese Civile, dicevo, poiché tanto forte ed indipendente da poter ricercare le cause e le responsabilità di un avvenimento così doloroso, istituendo con immediatezza una Commissione d’inchiesta che, senza preclusioni di sorta, citando le dichiarazioni di ieri del Ministro dell’interno, dovrà forse accertare la validità di quelle norme europee sul trasporto commerciale che hanno fatto dell’Europa si un mercato unico, ma guarda caso, retorica e dolore che tornano, non ancora uno Stato unico, garante attivo dell’uniformità degli standard di sicurezza e manutenzione.
Vivere in un Paese civile, dicevo. Un Paese che riconosce con compostezza ma con determinazione le proprie qualità e le proprie radici, ancora capace di pretendere il rispetto per sé e per le istituzioni tutte che lo rappresentano democraticamente, ricordando che il rispetto è un bene tanto prezioso quanto volatile, sottoposto a verifiche continue.
Certo, questa retorica che qui ritengo necessaria per spiegare la commozione di chi come me ha visto accadere il dramma e poi operare i soccorsi nella propria città, potrebbe essere benissimo ribaltata nel nome della “tragedia annunciata”; perifrasi subdola, coniata per fomentare il dubbio della incapacità, se non addirittura della mala fede e della corruzione politica e morale, come una solenne calunnia, di solito usata per invocare la gogna senza colpevoli né responsabilità accertate ma strisciata ieri pomeriggio fra le dichiarazioni della sinistra oramai extraparlamentare; perifrasi odiosa, se volete Onorevoli colleghi, che in questa legislatura, in questo giorno di lutto, grazie all’alto senso dello Stato e della Politica mostrato in queste ore anche dagli amministratori toscani del Partito Democratico, sono certa non sentiremo dai banchi di questo Parlamento.