"L'EUROPA E' PIU' VICINA"
INFLY A TU PER TU CON DEBORAH BERGAMINI, ELETTA PRESIDENTE DEL "CENTRO NORD SUD" DEL CONSIGLIO D'EUROPA
Presidente del "Centro Nord Sud" del Consiglio d'Europa, l'Onorevole Deborah Bergamini discute delle prospettive dell'Italia in Europa, del ruolo delle donne in politica e dell'effettiva valenza delle elezioni europee.
-CHE COSA COMPORTA LA SUA ELEZIONE A PRESIDENTE DEL CENTRO NORD-SUD E QUALI SONO LE PREROGATIVE DI TALE MANDATO
Da un punto di vista personale, per chi come me concepisce la politica quale servizio pubblico, certo una grande sfida; in linea generale, essendo riusciti a riportare l’Italia all’interno di un’organizzazione importante come quella del Centro, il riprendere quel ruolo geopolitico di incontro interculturale che l’Italia, civiltà del Mediterraneo, non poteva dimenticare. Questo è forse il punto nodale: oggi le problematiche legate alla globalizzazione vengono dibattute dalle istituzioni mondiali in forma esclusivamente economico – amministrativa; il che è assolutamente necessario e legittimo, soprattutto in tempi di crisi. Tuttavia si rischia di dimenticare che al centro di questi processi resta l’Uomo, con le sue identità, le sue culture, le sue tradizioni, le sue diverse sensibilità e diversi gradi di libertà. La nostra prerogativa è quindi tanto semplice quanto ambiziosa, si tratta di formare una cittadinanza globale, un senso comune di appartenenza che possa tutelare e armonizzare le differenze culturali; far sí che la globalizzazione non si trasformi in un incubo massificante, ma in un’opportunità per ciascuno. E in fondo il dna dell’Italia è proprio questo, per posizione geografica e patrimonio storico; nessuno meglio di noi può immaginare il futuro di una “polis” globale che sappia tenere assieme autorità e dialogo interculturale. Una sfida difficile, che dovrà incidere sulla formazione delle future classi dirigenti, particolarmente in Africa e Vicino Oriente; in questo senso sarà determinante contare sull’apporto dell’innovazione tecnologica, sulla socializzazione dei nuovi media e dei nuovi linguaggi ad essi legati.
- IN UNA SOCIETA’ SEMPRE PIU’ GLOBALIZZATA, QUAL E’ IL RUOLO DELL’EUROPA NEL CERCARE UNA SINTESI TRA SPINTE MIGRATORIE E TUTELA
DELLE IDENTITA’ LOCALI, SPECIE IN UN’OTTICA NAZIONALE FEDERALISTA?
Di fronte alle accelerazioni della globalizzazione, il federalismo comincia a segnare il passo; in fondo è una dottrina piuttosto datata, che ha avuto il suo apice proprio con Spinelli e il federalismo europeo. Ma se negli anni ’50 si doveva creare un’Europa unita e stabile, oggi la stessa Ue è costretta a fare i conti con gli effetti drammatici di un fenomeno allora sconosciuto e non previsto; le migrazioni di massa, flussi di uomini-merci, di nuovi schiavi, verso i luoghi dell’accumulazione delle ricchezze, rappresentano la barbarie maggiormente visibile della globalizzazione. In questo senso l’Europa, con l’Occidente tutto, deve rendere le risposte adatte al dramma, deve cioè renderle adeguate al piano globale. Ad esempio, uscire dal vecchio etnocentrismo che attanaglia molte delle nostre analisi, significa intuire che la tutela delle identità locali non riguarda solo il nostro territorio ma anche quello da cui la migrazione, disperatamente, parte. L’Europa da sola non può farsi carico di tutti gli squilibri che hanno storicamente colpito il Sud del mondo e meno che mai oggi, nel momento in cui è la Cina a crescere ai ritmi dell’8–9 % del Pil; su questa strada, in un futuro assai prossimo, rischieremmo di promettere un’integrazione falsa, fatta di chiacchiere e foriera di grandi sofferenze. Per questo è importante che l’Europa segua con attenzione la formazione di una governance mondiale, in fase embrionale nelle riunioni del G-14, G-20. Quella è la sede dove la politica dovrà regolamentare non solo i mercati finanziari, ma tutto l’assetto economico e sociale di questo pianeta fattosi così incredibilmente piccolo. E il peso unitario del Vecchio continente dovrà essere determinante. Credo che i prossimi anni saranno decisivi per gettare le basi di un mondo ancora libero e in equilibrio e solo quando in sede mondiale avremo ottenuto quell’equilibrio che oggi manca, allora il federalismo, sia esso nazionale o continentale, tornerà ad essere garanzia di stabilità.
- QUALI SONO I PASSI DEL GOVERNO NELLA VALORIZZAZIONE DEL RUOLO DELLA DONNA NELLA SOCIETA’, ANCHE ALL’INTERNO DI UN DIALOGO
MULTICULTURALE
Credo che questo Governo non debba porre in essere una politica di valorizzazione del ruolo della donna in ottica meramente assistenziale; le donne italiane possono e sanno valorizzare il proprio ruolo in piena autonomia. Ce lo dice il tasso annuo di nuovi laureati, dove più del 60 % è donna: significa che presto avremo una classe dirigente al femminile, in ogni settore, cosa non da poco. E’ però importante che il Governo accompagni questo passaggio storico, eliminando quelle storture del passato che permangono nella nostra società: mi riferisco alla grave disparità salariale fra gli uomini e le donne negli stessi settori lavorativi che, mediamente in Europa, tocca ben il 17%. Un fatto intollerabile, che deve essere risolto, magari ampliando le garanzie legali delle lavoratrici, come fatto da Barak Obama, od obbligando le imprese ad una maggiore trasparenza come recentemente stabilito dal Governo britannico. Diverso poi, è il discorso in riferimento alla protezione della donna sia dalla violenza privata, dove la nuova legge sullo stalking sta già dando i suoi frutti, sia all’interno della dinamica multiculturale. Su quest’ultimo punto spero che l’intero Parlamento possa adottare presto norme in grado di tutelare maggiormente donne e madri rimaste coinvolte in quei matrimoni misti rivelatisi in certi casi vere e proprie tragedie della non integrazione: precisamente, credo andrebbe rivista la legge sulla cittadinanza ottenuta in via matrimoniale. Per le donne di oggi, per le donne della globalizzazione appunto, alcune tutele dovrebbero essere aggiornate, onde evitare il radicarsi, nelle nuove famiglie, dei peggiori integralismi. Ma al di là del solo aspetto multiculturale legato all’immigrazione, l’attenzione verso la donna rientra nel quotidiano confronto fra Oriente ed Occidente. In quest’ottica, la rivoluzione di libertà che nasce nel privato, nel focolare domestico, è di gran lunga la migliore delle rivoluzioni possibili; a differenza dei matrimoni misti, dove entrano in gioco anche legislazioni straniere e confini fisici, il ruolo della donna come fulcro del dialogo interculturale dipende dalla potenza del messaggio civile che siamo in grado di lanciare a 360 gradi. Non è un caso che, assieme al Governo nella figura del Ministro degli Esteri, Frattini, io sia intervenuta per denunciare quella vergognosa legge afghana diretta a legalizzare lo stupro all’interno del matrimonio. Sulla donna dunque, prima che legislativa, la battaglia deve essere culturale e globale.
- L’APPROSSIMARSI DELLE ELEZIONI EUROPEE SARA’ SOLO UN INDICATORE DELLA POPOLARITA’ DEL GOVERNO O SI TRATTA DI UNA
CONSULTAZIONE DESTINATA AD ASSUMERE UN RUOLO ESSENZIALE DA UN PUNTO DI VISTA SOVRA NAZIONALE?
Tutte le elezioni hanno una valenza politica intrinseca. Quando il cittadino esprime il proprio voto lo fa tenendo conto di un’infinità di elementi che sarebbe sciocco non considerare: è il sale della democrazia. Si vota qui e adesso, dopo quasi un anno di Governo Berlusconi e a pochi mesi dalla nascita del Pdl: sarà quindi un importante test politico per la nostra maggioranza. Sull’annosa questione del deficit democratico, cioè sull’impossibilità di incidere concretamente sul governo di Bruxelles da parte degli eurodeputati, non possiamo che restare in attesa di una riforma complessiva dell’Ue che sciolga l’essenza chimerica di questa istituzione, metà democrazia rappresentativa, metà organismo internazionale. Tuttavia si può notare come, negli ultimi anni, la compattezza dei gruppi parlamentari sia divenuta un’arma importante per gli eletti in Europa, una sorta di moral suasion, oltre che un peso specifico nel potere di controllo: uno stimolo per il Pdl, membro autorevole del Partito popolare, forse un problema in più per Franceschini, leader di un Partito democratico di cui non abbiamo ancora chiara la collocazione internazionale.